I vini da vitigni autoctoni


Il Veneto Orientale è un territorio ricchissimo di vitigni autoctoni (ovvero “del posto”) presenti sul territorio da secoli, oppure creati appositamente da ricercatori ed appassionati tramite l’incrocio tra verità d’uva locali e internazionali finalizzato a creare vitigni resistenti e adatti al clima specifico del luogo.
Alla fine del XIX sec., nei vigneti della zona si trovavamo quasi esclusivamente vitigni tipici quali
Raboso Piave, Marzemino, Bianchetta, Verdiso (di fatto il più diffuso vitigno a bacca bianca sul territorio prima dell’introduzione del Prosecco nel XVIII sec.), Perera, Verduzzo e Glera (il nome della principale uva del vino Prosecco).
Tuttavia in seguito ai problemi causati dall’epidemia di fillossera alla fine dell’800 e alla distruzione lasciata dalla Grande Guerra, fu necessario introdurre nel Veneto orientale delle varietà provenienti da altre parti dell’Italia e d’Europa, tra le quali Sauvignon bianco, Riesling italico, Cabernet Sauvignon, Cabernet Franc, Carmenère e Pinot Nero.
Un discorso a parte merita il vitigno Wildbacher, uva rossa decisamente fresca e profumata verosimilmente importata a Collalto dal Conte Abate Vinciguerra VII di Collalto, nato nel 1727, grande erudito, viaggiatore, agronomo rinomato che aveva assorbito le nuove idee illuministiche e che si era prodigato nel rinnovamento agricolo delle sue proprietà con l’introduzione di macchinari nuovi e nella razionalizzazione degli appoderamenti. Scomparso, il Wildbacher venne successivamente reintrodotto nella seconda metà del 1800 dal Conte Ottaviano Antonio, lo stesso che fece costruire la cantina
Il Wildbacher è un’uva che oggi costituisce una sorta di “coup de coeur” per molti appassionati, che ricercano il suo colore intenso e il suo gusto del tutto particolare, così personale e legato al terroir di Susegana, poco replicabile persino in Austria. E’ per questo che Collalto considera oggi questo vino -ormai presente nelle vigne da moltissimi anni- come un vitigno autoctono.
Nei due decenni ’20 e ’30 del secolo scorso, l’ampelografo e ricercatore Luigi Manzoni, Preside dell'Istituto Cerletti di Conegliano, dedicò buona parte del suo tempo a selezionare tra le varietà di viti presenti sul territorio quelle più resistenti e forti, in grado di essere incrociate tra loro per dare origine a una pianta di vite perfetta per il terroir della Marca Trevigiana. Nacquero così il famoso Manzoni Bianco 6.0.13 molto ricercato oggi dai viticoltori del sud Italia e altri –meno noti– quali il Manzoni Moscato 13.0.25 dai suadenti aromi varietali, l’interessantissimo Manzoni Rosso 2.15 con il quale si vinifica un vino rosso gradevole e molto tipico ed il raro Manzoni Rosa 1-50, un vitigno sul quale Collalto è orgogliosa di aver investito in ricerca sia in vigna che in cantina, producendo con quest’uva un vino bianco dalla forte impronta aromatica. I vari Incrocio Manzoni nati e creati per il Territorio Trevigiano costituiscono oggi un vero punto di forza per la viticoltura di qualità della Marca trevigiana, sul quale Collalto intende continuare ad investire in futuro sia in ricerca nel vigneto che in trasformazione in cantina.
I vari Incrocio Manzoni nati e creati per il Territorio Trevigiano costituiscono oggi un vero punto di forza per la viticoltura di qualità della Marca trevigiana, sul quale Collalto intende continuare ad investire in futuro sia in ricerca nel vigneto che in trasformazione in cantina.